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SNEHANA: L’UNZIONE DEL CORPO DESCRITTA IN AYURVEDA
Inserito il 12 Luglio 2010 - la Redazione - Categoria: Questo mese parliamo di
In Ayurveda, l’unzione (snehana) è la più importante procedura preparatoria attuata prima della terapia di purificazione (sodhana). L’intera procedura di purificazione dipende dalla corretta mobilizzazione degli umori dai tessuti del corpo (saakhaa) che è ottenuta con l’aiuto dell’unzione e sudorazione (svedana). Tra queste due, l’unzione è una procedura più importante e decide l’esito della procedura di purificazione. L’unzione per la purificazione è praticata dai tempi antichi come procedura pre-operativa, sebbene le pratiche siano mutate notevolmente nell’arco del tempo. Nelle varie regioni dell’india, la procedura varia in dose, durata e regime. La dose e durata sono specifiche per ogni individuo. Il potere digestivo, condizioni dell’intestino, costituzione, umori ed umori coinvolti, la forza e lo stato del sistema immunitario, l’assuefazione, lo stato mentale, l’età eccetera sono varianti da considerare quando si decide la dose e durata per conseguire un’unzione appropriata. La terapia dell’unzione mira a (1) preparare il corpo ad espellere gli umori viziati (dosha) e (2) prevenire il possibile aggravarsi di vata dopo la purificazione. Nei trattati antichi è disponibile una breve descrizione riguardante l’unzione interna. Nonostante ciò, dobbiamo trovare risposte a molte domante importanti riguardo la procedura. Quale dovrebbe essere il programma di dosi per quanto riguarda il BIO-FIRE e la condizione dell’intestino? Il grasso deve essere dato in dose crescente o stabile? Con quale pratica appariranno correttamente ed in tempo i segni di un’unzione ottimale? Quanto terminare l’unzione? Queste domande rimangono tuttora senza risposta. Tuttavia, Caraka menziona indirettamente la giusta dose secondo il BIO-FIRE attraverso un’esempio: un pezzo di stoffa può assorbire acqua solo fino al proprio limite massimo. Così pure la digestione del grasso dipende dal potere digestivo e l’eccesso di esso non viene digerito, rimanendo indigesto (C.Soo.13.96). Anche Arunadatta, il commentatore di Ashtaanga-hrdaya ha sottolineato l’importanza del FUOCO DIGESTIVO quando si tratta della dose di olio da consumare(A.H.Soo.16.18). Al momento, i medici praticano l’unzione con fine di purificazione secondo i propri metodi che dipendono dalle loro esperienze. Se l’unzione è fatta incorrettamente, questa sicuramente influenzerà la purificazione che segue. Quindi è obbligatorio iniziare ad usare ed accrescere la dose di grasso in maniera appropriata e giudiziosa, considerando la condizione dell’intestino ed il FUOCO DIGESTIVO dell’individuo. Al giorno d’oggi i medici trovano difficoltà nel decidere la giusta dose e durata dell’unzione. Quindi, il fissare una dose e la durata diventano di primaria importanza nelle discussioni.. pare che gli acharyas abbiano considerato il FUOCO DIGESTIVO come indice per stabilire la dose per intense unzioni interne e la condizione dell’intestino come indice per stabilire la durata. L’unzione per purificazione è una terapia che viene praticata prima delle cinque procedure operative (panca-karma). La terapia di purificazione è mirata a depurare il corpo, attraverso il quale gli umori malsani che provocano patologie vengono espulsi e viene creato un ambiente appropriato per il corretto funzionamento del corpo. Nel regime del trattamento, le terapie di purificazione ricoprono un ruolo molto importante. Queste sono conosciute come le terapie operativi principali (pradhaana-karma). Sono precedute da determinate procedure preparatorie conosciute come procedure pre-operative (poorva-karma) e seguite da determinate procedure di guarigione chiamate procedure post-operative (pascaat-karma). L’intera procedura di purificazione dipende dalla corretta mobilizzazione degli umore dai canali, che è conseguita con l’aiuto dell’unzione e della sudorazione. Tra queste due, l’unzione ricopre un ruolo portante che decide e porta all’esito della depurazione. Unzione (snehana) significa terapia con oli che fornisce al corpo lo stato di unzione (snigdhataa). Questa rende anche gli umori viziati facilmente estraibili. È un processo di somministrazione di grasso per ottenere l’effetto desiderato in una specifica durata prima delle procedure di emesi (vamana) e purga (vicherana). Una semplice somministrazione orale di grasso a prescindere dalla dose, durata eccetera non basta. Entrambe unzioni interne (aabhyantara-snehana) ed esterne (baahya-snehana) devono essere ottenute. Entrambi i tipi di unzione sono legati alle procedure di purificazione pre-operative. L’unzione esterna è tecnicamente conosciuta come abhyanga. Questa deve essere svolta insieme alla sudorazione dopo aver completato l’unzione interna. Lo scopo dell’unzione è di preparare il corpo alla purificazione, per esempio portare umori viziati latenti in tessuti periferici all’intestino, dal quale possono essere facilmente espulsi (C.Soo. 28.31). Questo è ottenuto dall’abilità del grasso di incrementare la quantità di umori (vriddhyaa) e l’azione fluidificante (vishyandana-karma) (C.Soo. 28.33). é citato in trattati che tentare di eliminare gli umori senza una corretta unzione e sudorazione danneggerà il corpo. È come cercare di piegare un ramo secco. Il grasso allenta gli umori aderenti ai piccolo canali nel corpo. Dalhana spiega che per portare gli umori Caraka fornisce l’analogia di un contenitore liscio, dal quale il contenuto può essere facilmente versato. Così anche gli umori come kapha sono facilmente espulsi dal corpo unto (C.Si.6.11). Un’altra analogia è di uno straccio, la sporcizia in esso viene mobilizzata dall’assorbimento del sapone (od olio) e può essere facilmente lavata via con l’acqua. In modo simile gli aderenti umori viziati sono mobilizzati dal grasso e possono essere portati all’intestino dalla sudorazione (C.Si.6.13).
In Ayurveda, l’unzione (snehana) è la più importante procedura preparatoria attuata prima della terapia di purificazione (sodhana). L’intera procedura di purificazione dipende dalla corretta mobilizzazione degli umori dai tessuti del corpo (saakhaa) che è ottenuta con l’aiuto dell’unzione e sudorazione (svedana). Tra queste due, l’unzione è una procedura più importante e decide l’esito della procedura di purificazione. L’unzione per la purificazione è praticata dai tempi antichi come procedura pre-operativa, sebbene le pratiche siano mutate notevolmente nell’arco del tempo. Nelle varie regioni dell’india, la procedura varia in dose, durata e regime. La dose e durata sono specifiche per ogni individuo. Il potere digestivo, condizioni dell’intestino, costituzione, umori ed umori coinvolti, la forza e lo stato del sistema immunitario, l’assuefazione, lo stato mentale, l’età eccetera sono varianti da considerare quando si decide la dose e durata per conseguire un’unzione appropriata. La terapia dell’unzione mira a (1) preparare il corpo ad espellere gli umori viziati (dosha) e (2) prevenire il possibile aggravarsi di vata dopo la purificazione. Nei trattati antichi è disponibile una breve descrizione riguardante l’unzione interna. Nonostante ciò, dobbiamo trovare risposte a molte domante importanti riguardo la procedura. Quale dovrebbe essere il programma di dosi per quanto riguarda il BIO-FIRE e la condizione dell’intestino? Il grasso deve essere dato in dose crescente o stabile? Con quale pratica appariranno correttamente ed in tempo i segni di un’unzione ottimale? Quanto terminare l’unzione? Queste domande rimangono tuttora senza risposta. Tuttavia, Caraka menziona indirettamente la giusta dose secondo il BIO-FIRE attraverso un’esempio: un pezzo di stoffa può assorbire acqua solo fino al proprio limite massimo. Così pure la digestione del grasso dipende dal potere digestivo e l’eccesso di esso non viene digerito, rimanendo indigesto (C.Soo.13.96). Anche Arunadatta, il commentatore di Ashtaanga-hrdaya ha sottolineato l’importanza del FUOCO DIGESTIVO quando si tratta della dose di olio da consumare(A.H.Soo.16.18). Al momento, i medici praticano l’unzione con fine di purificazione secondo i propri metodi che dipendono dalle loro esperienze. Se l’unzione è fatta incorrettamente, questa sicuramente influenzerà la purificazione che segue. Quindi è obbligatorio iniziare ad usare ed accrescere la dose di grasso in maniera appropriata e giudiziosa, considerando la condizione dell’intestino ed il FUOCO DIGESTIVO dell’individuo. Al giorno d’oggi i medici trovano difficoltà nel decidere la giusta dose e durata dell’unzione. Quindi, il fissare una dose e la durata diventano di primaria importanza nelle discussioni.. pare che gli acharyas abbiano considerato il FUOCO DIGESTIVO come indice per stabilire la dose per intense unzioni interne e la condizione dell’intestino come indice per stabilire la durata. L’unzione per purificazione è una terapia che viene praticata prima delle cinque procedure operative (panca-karma). La terapia di purificazione è mirata a depurare il corpo, attraverso il quale gli umori malsani che provocano patologie vengono espulsi e viene creato un ambiente appropriato per il corretto funzionamento del corpo. Nel regime del trattamento, le terapie di purificazione ricoprono un ruolo molto importante. Queste sono conosciute come le terapie operativi principali (pradhaana-karma). Sono precedute da determinate procedure preparatorie conosciute come procedure pre-operative (poorva-karma) e seguite da determinate procedure di guarigione chiamate procedure post-operative (pascaat-karma). L’intera procedura di purificazione dipende dalla corretta mobilizzazione degli umore dai canali, che è conseguita con l’aiuto dell’unzione e della sudorazione. Tra queste due, l’unzione ricopre un ruolo portante che decide e porta all’esito della depurazione. Unzione (snehana) significa terapia con oli che fornisce al corpo lo stato di unzione (snigdhataa). Questa rende anche gli umori viziati facilmente estraibili. È un processo di somministrazione di grasso per ottenere l’effetto desiderato in una specifica durata prima delle procedure di emesi (vamana) e purga (vicherana). Una semplice somministrazione orale di grasso a prescindere dalla dose, durata eccetera non basta. Entrambe unzioni interne (aabhyantara-snehana) ed esterne (baahya-snehana) devono essere ottenute. Entrambi i tipi di unzione sono legati alle procedure di purificazione pre-operative. L’unzione esterna è tecnicamente conosciuta come abhyanga. Questa deve essere svolta insieme alla sudorazione dopo aver completato l’unzione interna. Lo scopo dell’unzione è di preparare il corpo alla purificazione, per esempio portare umori viziati latenti in tessuti periferici all’intestino, dal quale possono essere facilmente espulsi (C.Soo. 28.31). Questo è ottenuto dall’abilità del grasso di incrementare la quantità di umori (vriddhyaa) e l’azione fluidificante (vishyandana-karma) (C.Soo. 28.33). é citato in trattati che tentare di eliminare gli umori senza una corretta unzione e sudorazione danneggerà il corpo. È come cercare di piegare un ramo secco. Il grasso allenta gli umori aderenti ai piccolo canali nel corpo. Dalhana spiega che per portare gli umori latenti in tessuti periferici (saakhaagata dosha) all’intestino (koshtha) l’unzione è essenziale. Caraka fornisce l’analogia di un contenitore liscio, dal quale il contenuto può essere facilmente versato. Così anche gli umori come kapha sono facilmente espulsi dal corpo unto (C.Si.6.11). Un’altra analogia è di uno straccio, la sporcizia in esso viene mobilizzata dall’assorbimento del sapone (od olio) e può essere facilmente lavata via con l’acqua. In modo simile gli aderenti umori viziati sono mobilizzati dal grasso e possono essere portati all’intestino dalla sudorazione (C.Si.6.13). Articolo tratto da una relazione del Vaidya Vasant C Patil M D (Ay.) - Docente, Dipartimento di Kayachikitsa, TMAE Ayurvedic Medical College. Traduzione: Polina
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